L'inizio di un viaggio ha sempre il suo fascino: quello della novità, della scoperta, dell'attesa.
Ma se come dice il vecchio detto: "Partire è un pò morire", cosa ci aspettiamo al ritorno?
E se non sappiamo quando sarà il ritorno, è comunque facile e bello affrontare un viaggio?
Scendere dentro sè, è sicuramente il viaggio più impegnativo che esista. Ho deciso di affrontarlo a qualunque costo. Voglio capire questa voglia di novità e l'iperattivisto che mi contraddistingue da dove vengano. Sarà forse la voglia di cambiare, di non rimanere immobile nella stessa posizione, nello stesso luogo. Perché questo però deve implicare cambiamenti tanto radicali nella mia vita? Perché lo applico a tutto quello che mi circonda, dagli amici al lavoro, all'amore?
Lo psicologo Francesco Alberoni in una intervista on-line per la rivista Glamour (
www.style.it/cont/sesso-psiche/news/0905/0800/francesco-alberoni-le-trentenni-d.asp) afferma che:"
Quando iniziano una relazione spesso decidono di interromperla per sperimentare qualcos'altro, vogliono scegliere ciò che è meglio per loro." Mi chiedo allora se non siamo vittime (sicuramente figlie), noi trentenni, di quest'era del consumismo di ogni cosa ad ogni costo. Se per provare a noi stesse di essere ancora vive non finiamo per metterci in gioco troppo spesso, senza valutare adeguatamente i rischi.
Qual'è alla fine il rischio più grande? Credo non saper ritrovare la via di casa: quella che ci riporta dentro di noi, al nostro vero noi. Perché, come canta Daniele Silvestri: "
Ognuno ha il suo piccolo razzo, io devo aver perso il contatto, e adesso perdonami se, mi è rimasta solo la parte peggiore di me". Perché effettivamente il rischio maggiore protrebbe essere che a furia di cercarsi, ci si perda nuovamente e nel ritrovarsi non si sappia più chi siamo. E questo fatto centinaia di volte, per tutte le cose della vita, ci potrebbe portare a trovare una parte di noi che in realtà non siamo, per il solo fatto di dover "cambiare" perché abbiamo iniziato un cammino verso qualcosa di diverso.
Come si fa a rimanere fedeli alle proprie idee, ai propri desideri quando si cerca in realtà di perdersi?
Quando si cambia paese, o anche solo città, ci si conforma sempre un pò alle abitudini del luogo. Ma se in quel luogo ci restiamo troppo a lungo, non finiremo per non ricordarci più quali sono realmente le nostre abitudini?
Proviamo a rifare questo ragionamento nel campo dell'amore. La maggior parte di noi soffre della "sindrome da Crocerossina". All'inizio dell'innamoramento siamo tanto prese a cercare di fare "bella figura" da mettere in secondo piano le nostre esigenze tanto da dimenticarci quali siano. Per poi ritrovarle dopo molto tempo e chiederci di cambiare tutto. A quel punto, riusciremo davvero a ritrovare noi stesse?
Mi viene in mente un film con la Roberts e Gere, Se Scappi ti sposo, in cui il giornalista Ike (Gere) volendo scrivere un articolo sulla commessa di provincia Maggie (Roberts) indiga sul perché la ragazza continui a scappare ad un passo dal matrimonio, mandando all'aria i matrimoni già sull'altare. Il giornalista finisce per scoprire che la ragazza non sa nemmeno come le piacciano le uova, tanto è abituata a conformarsi ai desideri e alle abitudini dei "quasi ex mariti".
Tutte queste parole che qui sto scrivendo non vogliono arrivare ad una conclusione, anche perché il modo di rispondere in una situazione di cambiamento non è certo uguale per tutti e non credo che ce ne sia una buona per tutti.
So solo che ora ho bisogno come in una canzone di Irene Grandi "Prima di non essere da sola di provare a pensare se sto bene io".